A i problemi riguardanti i progetti futuri, i dirigenti efficaci hanno in comune una cosa: allo scadere dell’anno vecchio, si prendono del tempo per riflettere e porsi delle domande. "Quali erano i miei obiettivi? Cosa ho ottenuto? Dove ho fatto bene? Dove ho fallito, e perché? In quali occasioni mi sono accontentato di un mediocre compromesso, e perché? Quali opportunità mi sono perso? Cosa mi è sfuggito? Quali sono state le mie priorità e quali avrebbero invece dovuto essere?" È fondamentale mettere nero su bianco queste riflessioni. Non basta rivivere l’anno passato con la propria immaginazione, così effimera tanto da sfuggire subito alla nostra concentrazione, senza lasciare tracce durevoli.
Non si può imparare nulla in questo modo. Inoltre, è importante sforzarsi di rimanere oggettivi e onesti con se stessi. Per noi comuni mortali, questo è tutt’altro che un esercizio facile, e, infatti, non ci riusciremo mai fino in fondo.
Però ci possiamo provare. Perfino persone molto sicure di sé possono trovare il tempo per un momento di verità una volta l’anno; i più insicuri possono chiedere il sostegno di un amico, un confidente o, forse nel caso ideale, del proprio partner nella vita. Guardare avanti è, forse, addirittura più importante che guardare al passato.
È fondamentale trovare una risposta a queste domande: “quali sono i miei compiti principali per l’anno prossimo? Cosa devo fare per avere successo/non fallire più?” – Chiunque abbia letto le mie pubblicazioni sa che attribuisco molta importanza ai compiti e alle mansioni dei dirigenti. Non basta affermare: “sono un direttore finanziario, un capo vendite, il manager di un ospedale o un coordinatore logistico”. Queste funzioni si trovano già nel contratto e nella descrizione del lavoro, ma fuori dal loro contesto sono prive di significato.
Leadership significa, fra l’altro, risolvere le specifiche situazioni e svolgere i compiti cruciali per il successo in un determinato periodo. Essere un direttore finanziario o un manager d’ospedale non descrive un incarico, bensì una posizione, cioè il presupposto per identificare i propri compiti e obiettivi, senza tuttavia fornirne ancora una definizione esatta. – Per ogni dirigente, indipendentemente da dimensione e tipologia dell’azienda, due elementi fanno sempre parte dei compiti principali: risorse umane e finanze .
Tutti gli altri compiti dipendono dal tipo di organizzazione e dalla situazione individuale, e sono quindi difficilmente descrivibili in generale; vanno, piuttosto, definiti in ogni caso specifico. Persone e finanze sono, comunque, d’importanza universale sia per le imprese commerciali, sia per organizzazioni senza scopo di lucro, dagli ospedali agli uffici governativi. – Concentrarsi su pochi punti è fondamentale.
Al primo tentativo, forse troverete 8, 10 o 12 elementi da mettere nella lista dei compiti principali. In generale, questi saranno troppi e, soprattutto, troppo diversi fra loro. La concentrazione è indispensabile per l’efficienza e il successo: è il “segreto” di chi ottiene buoni risultati, nel mondo della finanza come nell’arte, nella scienza come nella politica.
Certo, potete sempre occuparvi di tre dozzine di cose diverse, però non potrete mai avere successo in così tante aree. Perciò, scegliere le proprie priorità è essenziale, senza che questo processo diventi puramente meccanico. Contrariamente a opinioni molto diffuse, non esistono formule generali o "sistemi a punti" per derivare priorità corrette e ragionevoli.
L’unico metodo funzionante è quello che continuo a raccomandare a tutti: riflettere a fondo, più e più volte, sulla natura delle responsabilità, del proprio reparto o della propria azienda. Per determinare le proprie priorità bisogna prendere decisioni, spesso rischiose e difficili. Chi cerca di evitarle non è un vero dirigente, e non sarà mai un buon imprenditore.
Come Peter Drucker una volta molto elegantemente disse : "il dirigente eff icace si occupa innanzitutto delle problematiche ad alta priorità, mentre le questioni secondarie non le affronta per nulla". Anche se a qualcuno queste parole possono sembrare esagerate o addirittura campate in aria, in verità forniscono un’indicazione molto utile a tutti coloro che credono nell’efficacia come valore . Anche se sarete spesso costretti a disattendere queste massime e a scendere a compromessi, vale la pena prendere sul serio questo principio.
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